Richard Ford, Infiniti peccati, Feltrinelli, 2002
L'uomo è condannato alla solitudine?
Leggendo Ford sembra proprio di sì, con tutte le mogli e i mariti separati che si incontrano nei suoi libri.
I più saggi sembrano essere spesso i ragazzi, i figli di queste coppie, adolescenti maliconici che, abbandonati a se stessi, si organizzano, si danno da fare, cercano di tenere in pieid la baracca e osservano i disastri degli adulti con uno sguardo freddo e crudele.
Gli 'infiniti peccati' sono generati dalla nostra incapacità di essere fedeli, affettuosi, sinceri, pazienti, onesti, appassionati, di essere veramente attenti e vicini alle persone che desideriamo o a quelle che dovremmo semplicemente amare.
E, fra i tanti peccati, sembra spiccarne uno che, in fondo, non è neppure una consapevole colpa: la piccolezza del nostro essere uomini davanti a un sentimento così grande come l'amore, la meschinità della nostra vita reale rispetto ai sogni che la ispirano, l'avarizia, la grettezza e la miseria dei nostri rapporti con gli altri.
Non siamo capaci di stare insieme, dice Ford. Il nostro interesse è superficiale, le nostre motivazioni sono spesso ridicole: incostanza e tradimento dominano le nostre relazioni e la vita in comune è così fragile che basta alterare un piccolo dettaglio per cambiare tutto. Dieci racconti, infinitamente densi e ricchi, sull'amore e drammi provocati dalla nostra inettitudine ad aver cura di questo sentimento. Leggi 0 Commenti... >>
Benjamin Kunkel, Indecision, Rizzoli, 2007

Dwight B. Wilmerding ha ventotto anni, una buona famiglia alle spalle (i genitori divorziati da poco, un’amata — anche troppo — sorella maggiore, Alice), e un lavoro precario e molto insoddisfacente: è laureato in filosofia ma risponde all’help desk di un colosso farmaceutico, dove risolve i problemi informatici di quadri e dirigenti (fornirà presto ai su oi capi un pretesto per farsi licenziare). Vive a New York insieme a tre amici, ha una ragazza molto bella, si impasticca parecchio ed è indeciso a tutto. Da piccolo, al pranzo del Giorno del Ringraziamento, restava bloccato con le posate in aria perché non sapeva da cosa cominciare: dal tacchino, dal ripieno o dalla salsa di mirtilli? Oggi, prima di qualunque scelta si limita a lanciare una monetina.
Uno dei suoi amici, studente di medicina, gli passa un farmaco sperimentale, l’Abulinix, che dovrebbe guarire dalla sindrome di indecisione cronica. E subito Dwight prende una decisione d’impulso: parte per l’Ecuador e raggiunge Natasha, la compagna di liceo più bella e ammirata. Molte sorprese, altri allucinogeni e — forse — una nuova visione di sé e un nuovo scopo nella vita lo attendono. Indecision è il ritratto sarcastico di un’intera generazione di eterni adolescenti. È la scoperta di una voce e di uno stile travolgenti e insieme efficacissimi nella resa dei nostri tempi. È il debutto letterario più acclamato degli ultimi anni: Joyce Carol Oates lo ha definito “dolorosamente esilarante , con personaggi comici che tuttavia non sono mai caricature”; molti critici e scrittori americani non hanno esitato a paragonarlo al Giovane Holden di Salinger, e a indicare in Kunkel l’alfiere di una letteratura che, sotto l’apparente svagatezza, si rivela finalmente alla ricerca di sincerità e di impegno.
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Marco Archetti, Vent'anni che non dormo, Feltrinelli, 2006

L’arte di arrangiarsi si chiama Marco. Lui ha un olfatto formidabile, un nonno epico, una madre dolente, un padre che ha pres o il volo, qualche lavoro senza futuro, pochi sogni e molta svagata fatica di vivere. Quando incontra Chiara crede di poterla trasformare, lei inconsapevole, in prostituta. Marco Archetti racconta una storia che si porta dietro un mondo – comico fino alle lacrime, drammatico fino allo scandalo –, e una lingua viva, mossa, capricciosa. E il resto è verve, intelligenza, cattiveria, baldanza, verità. Marco ha studiato filosofia e ha smesso. Ha lavorato nelle toilette di un autogrill e ha smesso. Ha convissuto con una ragazza e ha smesso di volerla.
Ora lavora in una pizzeria e già non ne può più. Cerca casa e la trova in condivisione con Chiara, una giovane senz’arte né parte ma con molti, troppi amici e soprattutto con una spiccata propensione a consumare in una notte, con l’ingenuità di un cuore facile, un grande amore dopo l’altro. È allora che a Marco viene l’idea: e se questi “grandi amori” glieli procurassi io, dietro adeguato compenso? Detto, fatto. Mentre le giornate se ne vanno, fra il puzzo di pesce e l’orrore dei mangianti, le notti portano quattrini dentro le pagine di un Atlante Geografico De Agostini (il luogo convenuto dove i clienti lasciano le banconote). Ma Marco è veramente un pappone? E Chiara è veramente una prostituta? Per arrivare a una vera risposta bisogna attraversare la ricchezza – davvero sorprendente – del romanzo, dove si incrociano i più bizzarri personaggi (Samantha, un travestito dal cuore d’oro, lo slavo Dragan verde come i suoi detersivi da cucina, i
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Yann Martel, La Vita di Pi, Casale Monferrato, Piemme, 2003

Un ragazzo e quattro animali alla deriva nell'oceano
Pacifico, superstiti di un tragico naufragio. La loro sfida è la
sopravvivenza. Tempo pochi giorni e, della zebra ferita,
dell'orango e della iena non resta che qualche osso cotto dal
sole. A farne piazza pulita è stata la tigre con cui Pi, giovane
indiano senza più famiglia, è ora costretto a dividere i pochi
metri di una scialuppa. Contro ogni logica, il ragazzo decide
di ammaestrarla. Con l'ingegno, con la forza di uno spirito
caparbio e visionario Pi affronta la sua grande avventura.
Ed è un viaggio straordinario, appassionante e terribile,
ispirato, spiazzante, ironico e violento, che trascina il lettore
fino all'attimo in cui il sipario si leva sull'ultimo,
agghiacciante colpo di scena.
Il romanzo ha vinto il prestigioso Booker Prize nel 2002.
È stato anche scelto per il concorso Canada Reads di CBC Radio nel 2003, dove fu
sostenuto dalla scrittrice Nancy Lee.
Anche la sua traduzione in lingua francese, L'Histoire de Pi, fu scelta nella versione francese
della gara, Le combat des livres. Leggi 0 Commenti... >>
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